I fratelli Coen aprono il film festival di Berlino. Stasera tocca a Cetto La Qualunque - Il Sole 24 ORE
Oggi è il turno del thriller finanziario Margin Call, di JC Chandor con cast stellare (Kevin Spacey, Jeremy Irons, Paul Bettany, Demi Moore). E la sera ci sarà il primo zampino italiano nella rassegna: arriva Qualunquemente di Giulio Manfredonia, tradotto col titolo di Whatsoeverly. Il candidato Cetto La Qualunque, impersonato da Antonio Albanese, con le sue promesse elettoral-sessuali verrà, già i giornalisti stranieri lo preannunciano, collegato agli scandali politici, che hanno fatto di Ruby la reginetta delle cronache. Noi siamo soprattutto curiosi di capire come tradurranno "cchiù pilu per tutti".
..figghioli, come potete vedere dalla foto antecedente, il ridente paesello da me amministrato di Marina di Sopra è gemellato con Weimar ntà ggermania. In occasione della mia modesta partecipazione al Festival di Berlino, organizzerò un festone di PILU teutonico.. non mancate!


La satira rompe gli schemi, manda in frantumi gli stereotipi, attacca e ridicolizza il potere. L’anticonformismo è l’anima e il fine della presa in giro. L’antitesi della satira è il luogo comune, quando essa lo crea, lo stereotipo, invece di combatterlo, c’è il tradimento. Qualunquemente è un tradimento, rinnega lo sberleffo al potere fatto da Albanese per anni. Onda Calabra diventa ONTA CALABRA e svende la carica rivoluzionaria della canzone di Peppe Voltarelli. Qualunquemente riprende l’intero percorso artistico di Voltarelli e lo svilisce, trasformando le sue intuizioni in gag. Voltarelli ridicolizzava i politici, e il popolo scherzando e ridendo metteva alla berlina i potenti. Albanese, forse senza volerlo fa un’altra operazione: ridicolizza i calabresi, li sovrappone alla loro classe dirigente, li omologa ai mafiosi. Noi non viviamo eternamente sopra sdraio sulla spiaggia, non portiamo camicioni aperti su un petto villoso incorniciato da catene dorate. Non abbiamo sopracciglia che si uniscono al cuoio capelluto, e i nostri ormoni non sono così esplosivi da anelare vagonate di pilu per tutti. Albanese ha creato lo stereotipo, ha fatto la parodia ai calabresi e non a chi li governa o ai reggi moccolo della ’ndrangheta. Abbiamo si vagonate di colpe noi calabresi per avere accettato una classe dirigente mercenaria, che ci ha svenduto. Ci siamo adagiati sui soldi che ci regalano ogni ventisette, e anche questa è un’onta. Siamo supini, è vero, ma questa posizione l’abbiamo assunta di recente e ce ne possiamo ancora sottrarre. Ma per secoli abbiamo lottato e lavorato. Non ci piace essere l’ologramma dell’Italia. Non vogliamo che l’immaginario collettivo ci vede con le mani sulla patta e un peperoncino dietro. Ci piace il piccante, ma molti di noi non sanno cos’è la nduia. E saremo pure bacchettoni a criticare un film comico, ma c’è un limite a tutto, anche alla risata. Forse è un stupido orgoglio quello che ci nutre, e non facciamo appelli al boicottaggio del lavoro di Albanese. Anzi ne consigliamo a tutti la visione. Le battute sono esilaranti, le scene spassose. E si ride, a crepapelle. Anche noi abbiamo riso. Ma è triste lasciare una sala con l’amaro in bocca. Il riso è felicità, in genere. Questa volta abbiamo RISO AMARO, e non ce ne voglia Albanese, anzi ci rida sopra alla nostra rabbia.















