Cinema: De Biase (Pdl), Albanese ride su disgrazie Calabria
1 febbraio 2011, 10:45 CALABRIAfonte: http://www.cn24.tv/news/19110/cinema-de-biase-pdl-albanese-ride-su-disgrazie-calabria.html
"Si ride sulle disgrazie della Calabria, si ride della sua condizionata e voluta arretratezza, si ride per i governi che nel tempo l'hanno relegata ad essere ultima, si ride nei film quando con stereotipi come l'ultimo prodotto dell'attore-regista che ha tracce di sangue siciliano, ma radicato lombardo, ci descrive come una sorta di ndranghitisti, che votano su indicazione delle ndrine. Si ride perché il cattivo, lo stolto, il burbero, il povero e' sempre uno del sud, o magari un Calabrese". Lo afferma Salvatore De Biase, del coordinamento provinciale del Pdl di Catanzaro, a proposito del film di Antonio Albanese. "Il presidente Oscar Lugi Scalfaro, che ha sangue magno-Greco e specificatamente figlio di sambiasini-lametini, - afferma de Biase - avrebbe detto: "io non ci sto". E allora anch'io parafrasando "io non ci sto". Faccio appello a tutta la rappresentanza politica nazionale, regionale di ogni dove, per una sorta di ribellione, verso un film che ci rappresenta, volgari, invischiati in brogli elettorali, con voti comprati, ladri, corruttibili, giornalisti parziali ecc. Insomma ce n'e' per tutti. In primis per la politica descritta come il malaffare per antonomasia , invischiata nelle ndrine che condizionano ogni risultato politico. Possibile che la Calabria possa essere descritta totalmente cosi ? Possibile che a nessuno - aggiunge - venga il ribrezzo e la ribellione, Possibile che non si veda l'esistenza di una Calabria civile, democratica, storica, fatta dai Bronzi di Rijace, dell'isola di Dino di Cirella, di Scilla e Cariddi, Hera Lacina ,Le Castella, Pitagora di Crotone, a Certosa di Serra S, Bruno, la Ferdinandea, il Mattia Preti, la Cattolica di Stilo, il Bergamotto, il Cedro, la Sila con i laghi, i Giganti di Fallistro, il Patirion di Rossano, la ndujia di Spilinga. No: solo ndrangheta e malavitosi, politica corrotta, arretratezza e film che invece di essere equilibrati, creano un' immagine, un' idea che la Calabruia sia fatta solo di miserie e arretratezza. Tutti dimenticano l'essere noi figli della Magna Grecia che ha dato i natali all'Italia. Ecco perché auspico che ci sia un grido di sdegno: la stampa, la politica, le organizzazioni sindacali, a difesa della Calabria pulita, altrimenti di noi, come al solito, si parlerà di "spazzatura" . Quindi altro che battute esilaranti,- dice - qui si tratta, di offese irriverenti, dopo che nei ministeri, negli ospedali, nelle magistrature, nelle università, nelle forze dell'ordine, la Calabria dona "i figli migliori". Ma di questo non si parla, si parlerà dello stereotipo del film "Cetto la qualunque", bistrattando la nostra terra sempre indifesa. Io - conclude - non ci sto".
..bene, avimu n'autru D'Averiò.. un novello Morandini. Sarà bbene ribadire il concetto.. De Biase.. se attia 'u FILM non ti piaci..
La satira rompe gli schemi, manda in frantumi gli stereotipi, attacca e ridicolizza il potere. L’anticonformismo è l’anima e il fine della presa in giro. L’antitesi della satira è il luogo comune, quando essa lo crea, lo stereotipo, invece di combatterlo, c’è il tradimento. Qualunquemente è un tradimento, rinnega lo sberleffo al potere fatto da Albanese per anni. Onda Calabra diventa ONTA CALABRA e svende la carica rivoluzionaria della canzone di Peppe Voltarelli. Qualunquemente riprende l’intero percorso artistico di Voltarelli e lo svilisce, trasformando le sue intuizioni in gag. Voltarelli ridicolizzava i politici, e il popolo scherzando e ridendo metteva alla berlina i potenti. Albanese, forse senza volerlo fa un’altra operazione: ridicolizza i calabresi, li sovrappone alla loro classe dirigente, li omologa ai mafiosi. Noi non viviamo eternamente sopra sdraio sulla spiaggia, non portiamo camicioni aperti su un petto villoso incorniciato da catene dorate. Non abbiamo sopracciglia che si uniscono al cuoio capelluto, e i nostri ormoni non sono così esplosivi da anelare vagonate di pilu per tutti. Albanese ha creato lo stereotipo, ha fatto la parodia ai calabresi e non a chi li governa o ai reggi moccolo della ’ndrangheta. Abbiamo si vagonate di colpe noi calabresi per avere accettato una classe dirigente mercenaria, che ci ha svenduto. Ci siamo adagiati sui soldi che ci regalano ogni ventisette, e anche questa è un’onta. Siamo supini, è vero, ma questa posizione l’abbiamo assunta di recente e ce ne possiamo ancora sottrarre. Ma per secoli abbiamo lottato e lavorato. Non ci piace essere l’ologramma dell’Italia. Non vogliamo che l’immaginario collettivo ci vede con le mani sulla patta e un peperoncino dietro. Ci piace il piccante, ma molti di noi non sanno cos’è la nduia. E saremo pure bacchettoni a criticare un film comico, ma c’è un limite a tutto, anche alla risata. Forse è un stupido orgoglio quello che ci nutre, e non facciamo appelli al boicottaggio del lavoro di Albanese. Anzi ne consigliamo a tutti la visione. Le battute sono esilaranti, le scene spassose. E si ride, a crepapelle. Anche noi abbiamo riso. Ma è triste lasciare una sala con l’amaro in bocca. Il riso è felicità, in genere. Questa volta abbiamo RISO AMARO, e non ce ne voglia Albanese, anzi ci rida sopra alla nostra rabbia.










